programmato da Ratinthewall alle ore 01:00
31/08/2004

bender.jpg (69363 bytes) O.k., les jeux sont faits. Grazie ai voti di alcuni tra le/i più intelligenti e affascinanti bloggers della blogosfera (non so che cosa sto dicendo), questo bell'omino di latta qui accanto è dichiarato a mio giudizio insindacabile il più simpatico personaggio di tutti i cartoni animati di tutti i tempi. And that's all, folks.

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programmato da Ratinthewall alle ore 17:08
29/08/2004

fry.jpg (56758 bytes) Avrei mille idee per bellissimi post, ma... sono pigro.

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programmato da Ratinthewall alle ore 22:18
22/08/2004

Steve Buscemi A volte mi sento come Seymour in "Ghost World" (e una bella recensione qui).

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programmato da Ratinthewall alle ore 16:28
19/08/2004

Mi succede tutte le volte che vado al supermercato. E' allora che la mia splendida individualità va irrimediabilmente in frantumi. Tutta quella gente anonima, trasandata, brutta, tutti intenti a fare la stessa cosa. E io sono come loro. Non mi distinguo in nulla da loro. Consumo e crepo (almeno, a differenza loro, non produco nulla, ma in mezzo a quella folla senza volto nessuno lo può notare).

E' in quei momenti che come un licantropo attivato dalla luna, si scatena la mia natura batesiana o durdeniana. Un po' yuppie un po' lumpenproletariat che rivendica una improbabile appartenenza di classe, con una classe qualsiasi, purché non sia quella dei frequentatori di supermercati. Sarebbe così facile seguire qualcuno di questi individui fuori dal centro commerciale e eliminarlo dall'orizzonte dell'esistenza: basta una di quelle stesse buste di plastica non biodegrabili che usano per impacchettare la loro preziosa merce.

A volte rimango lì, tra i banconi refrigerati delle minestre e dei bastoncini di pesce, dei quattrosaltinpadella e dei kinderpinguì, perso in un sogno a occhi aperti... Altre volte mi metto in coda alla cassa, sentendomi uno zero assoluto, e penso alla differenza che c'è tra i personaggi apparentemente simili di "American Psycho" e "Fight Club". La ferocia dello yuppie che difende il suo territorio e l'anarchia del salariman che non vuole più saperne nulla, di quel territorio. E mi chiedo:

- Chi... sono... io? -

P.S. Mi succede la stessa cosa quando entro in una grande libreria: migliaia di volumi in vendita, molti dei quali probabilmente non sono mai stati letti da nessuno. E allora mi chiedo: che senso ha continuare a scrivere anche solo una parola in più?

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programmato da Ratinthewall alle ore 21:35
12/08/2004

Purtroppo il mio sondaggio non ha avuto grande successo: sarà che molti sono in vacanza, sarà soprattutto che non gliene fregava un cazzo a nessuno. In ogni caso, qualche piccola conclusione sono riuscito a trarla comunque.

E' che pensandoci bene, mentre li vivevo non mi sono accorto di quanto siano stati importanti questi anni per il cinema. E' stato il momento in cui è nato davvero qualcosa di nuovo. La grande lezione degli anni '50 e '60 (neorealismo, nouvelle vague, free cinema etc... etc...) era ormai giunta a completa conclusione, e i semi gettati negli anni '80 erano pronti a germogliare.

Registi che hanno mosso i primi passi in quel decennio, nei '90 hanno dato le loro migliori prove (Tarantino, Lynch, Coen, Kitano, Kiarostami, i discutibilissimi ma indubbiamente rivoluzionari Von Trier e Greenaway e in Italia autori come Calopresti e Mazzacurati, ma soprattutto Moretti). Visto il mio animo profondamente conservatore, non vedo al momento una nuova ondata di registi in grado di duplicare la forza creativa di questi nomi, ma chissà, forse tra altri diec'anni sarò di nuovo qui a elencarne altri che adesso non conosco neppure. Mi sembra però che se nasceranno, saranno figli di una profonda rottura con questo ventennio '80/'90 che rimane una diade piuttosto inscindibile, sia come temi, sia come autori.

Forse queste considerazioni vi sembreranno sterili o banali, ma il cinema è tutto una riflessione sul passaggio del tempo. Ho rivisto oggi "Pickpocket" di Bresson. Mi ha fatto venire in mente una frase di Cocteau (o era Genet?). "Il cinema è la morte al lavoro". Ripensando a questi ultimi vent'anni, non posso fare a meno di sentirla, questa morte che scava, e provo un'acuta nostalgia per i giorni in cui certe idee e certe sensazioni erano ancora nuove e suscitavano quel sense of wonder che con gli anni è andato appassendo.

Chissà perché, riesco ad amare le cose solo quando mi accorgo che stanno per finire.

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