Questo film potrebbe stare tranquillamente in piedi solamente per i dieci minuti della battaglia di Gaugamela. Per anni mi sono immaginato le falangi macedoni in azione, e finalmente ho avuto la possibilità di vederle "dal vivo". Awesome, direbbero gli anglofoni. Stone è uno che di film di guerra se ne intende, e infatti nei venti minuti in cui di guerra parla (alla fine del film c'è l'altra bellissima sequenza della battaglia di Hyspapes), in questo lungo film di quasi tre ore, eccelle.
Per il resto si oscilla tra l'imbarazzo e la noia. Imbarazzo per i costumi decisamente camp, vestaglione e costumi etnici buttati un po' lì a caso, il cielo azzurro con le nuvolette bianche del fondale degli intermezzi con Anthony Hopkins/Tolomeo, i casti baci omosessuali tra Alessandro e il suo amico del cuore, Efestione, e l'amplesso assai più rovente con la sposa novella Rossane. Noia per le lunghe tirate e i discorsi magniloquenti, i rovelli interiori di Alessandro afflitto da una dozzina di complessi differenti (esemplificati nella scena in cui il padre Filippo mostra al giovane Alessandro i miti greci dipinti sulle pareti di una caverna).
Ho sentito parlare parecchio male di questo film, per i motivi suesposti e anche per altri. Il problema è che "Alexander" non è un prodotto da giudicare con i parametri odierni. Si tratta, in realtà, di un vero e proprio kolossal come se ne facevano fino a quarant'anni fa. Grandi scenari di cartapesta, personaggi storici tratteggiati con la stessa psicologia di cow-boys, belle attrici messe lì a scopo puramente decorativo (certo il ruolo di Angelina Jolie si distacca da questo cliché, ma siamo nel 2005, un minimo di aggiornamento bisognava pur farlo). Il tutto, però, senza la passionalità sanguigna e ingenua al tempo stesso che contraddistingueva i kolossal degli anni '40 e '50.
Fatte queste considerazioni, non si può proprio dire che questa sia una pellicola brutta o non riuscita. Ripeto che varrebbe la pena di vederlo anche solo per le due sequenze delle battaglie. Si capisce anche perché in America sia stato così tanto osteggiato (la critica della politica imperialista americana che vuole esportare la "civiltà" nel mondo è addirittura smaccata). Tuttavia non è certo un film che resta nel cuore, al massimo potrà rimanere per qualche giorno negli occhi.
Giudizio critico: tra kitsch e camp, un film che ha comunque qualcosa da dare (e da dire).